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Posted by on set 1, 2014 in Blog, Democrazia

Discutere e agire. Una sperimentazione di democrazia deliberativa a Novara,

Discutere e agire. Una sperimentazione di democrazia deliberativa a Novara,

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G. BALDUZZI, D. SERVETTI (a cura di), Discutere e agire. Una sperimentazione di democrazia deliberativa a Novara, Interlinea, Novara 2014. Un libro di 131 pagine, 15 €

In sintonia con i propositi preannunciati dal titolo, i saggi raccolti nel volume introducono il tema della democrazia deliberativa, instaurando un’equilibrata dialettica tra il piano speculativo – costituito da una complessa articolazione di questioni giuridiche, politiche e sociali – e il piano applicativo: il Progetto SpeDD (Sperimentazione di Percorsi di Democrazia Deliberativa) messo in atto nella città di Novara.

Occorre innanzitutto segnalare come la pluralità di prospettive attraverso cui il tema viene delineato tragga origine da un medesimo “fuoco”: i vari contributi, infatti, muovono dal riconoscimento delle “promesse non mantenute della democrazia” (p. 15) e dalla conseguente esigenza di “democratizzare la democrazia” (p. 89). In tal senso, parlare di democrazia deliberativa significa ripensare i modi della partecipazione dei cittadini alla vita politica – che nel modello rappresentativo rischiano di essere ridotti alla mera delega elettorale – valorizzando quei processi dialogici e argomentativi che non si limitino a favorire un accordo estrinseco tra parti in conflitto, ma che sappiano “produrre una trasformazione nel modo in cui una questione viene considerata per giungere ad un consenso informato” (p. 29).

Davide Servetti, in un saggio elaborato col co-curatore del volume, aiuta ad inquadrare ulteriormente la questione dal punto di vista della storia delle istituzioni politiche, cercando di individuare le cause che hanno determinato il fallimento delle circoscrizioni quali “modello organizzativo portante nell’articolazione dei processi partecipativi a livello sub-comunale” (p. 92). Parallelamente, Giacomo Balduzzi, getta uno sguardo “oltre le circoscrizioni”, proponendo, attraverso una lettura sociologica della topografia degli insediamenti urbani contemporanei, il quartiere come cellula vitale a partire da cui poter ricostruire il tessuto della partecipazione politica.

Andrea Patanè torna poi a riflettere sulle cause della crisi di partecipazione, saggiando in che misura l’ordinamento giuridico, sia a livello locale (Statuti Comunali) sia a livello nazionale (TUEL) abbia avuto qualche responsabilità, e in che modo possa essere migliorato, prendendo esempio da alcune esperienze comunali e regionali virtuose.

Tra i molti altri, sono certamente anche questi i temi d’interesse che hanno spinto nel 2011 l’Associazione Territorio e Cultura onlus di Novara a presentare alla Fondazione Cariplo un progetto dedicato al tema della democrazia deliberativa. Da allora – come ricostruiscono le due vicepresidenti dell’Associazione e della Fondazione Franca Franzoni e Mariella Enoc nella Prefazione – il Progetto SpeDD è cresciuto e ha già portato a compimento la “Fase-Pilota” con la prima sperimentazione di confronto partecipato a livello cittadino nell’aprile delle scorso anno. Per quell’occasione, la cosiddetta “agorà”, si è cercato di garantire ai cento partecipanti le condizioni più favorevoli al dialogo, ricorrendo a metodi scientificamente avvertiti, sia per la scelta dei temi da discutere nei dieci tavoli deliberativi (di ciò parla Michele Filippo Fontefrancesco nel saggio scritto a quattro mani con G. Balduzzi),  sia per la costruzione del campione dei partecipanti (di ciò si occupa il saggio di Giovanni Castiglioni), nonché per la formazione (illustrata nel saggio di Noemi Podestà) di coloro che sono stati chiamati a coordinare la discussione: i “facilitatori”.

Le premesse per la successiva fase del Progetto – che vedrà nei prossimi tre anni intensificarsi i processi deliberativi in alcuni quartieri della città in vista di azioni concrete sul breve/medio termine – sembrano dunque promettenti, e sembrano anche invitare altre comunità a seguirne l’esempio (basti pensare al Progetto Piuma nella vicina Lerma), nella consapevolezza – auspicata da Renato Balduzzi e Fabrizio Barca nella Postfazione – che in gioco non vi è solo una migliore funzionalità a livello socio-politico, ma il recupero del “senso di un’identità collettiva” (p.121).

Antonio Lizzadri